Pioneer In Spinal Cord Neuromodulation

Pioneer In Spinal Cord Neuromodulation

Pioneer In Spinal Cord Neuromodulation

Using similar technology as his HealthONE colleagues performing deep-brain stimulation (see Making Life Golden Again), P/SL’s Dr. Giancarlo Barolat has been a pioneer in helping patients overcome insurmountable pain through neuromodulation, or stimulation of nerve cells, for 30 years.

By implanting a tiny pacemaker-like device, often in the spinal area, Barolat uses electrical impulses to modify pain signals in a patient’s back or limbs. Common problems include: spine or wrist pain in patients whose surgery failed (back, carpal tunnel); intractable headaches or pelvic pain; nervous disorder pain that fails drug treatment (peripheral neuropathy in diabetics); and a condition called regional complex pain syndrome, often a result of a minor trauma.

“Unlike drugs, electricity has no side effects; electricity is the natural way that the nervous system works.”

Because neurostimulation requires surgical intervention, patients must have suffered severe pain that has failed treatment for more than six months and be psychologically stable. Patients benefit from pain relief, a return to a more normal life, and a reduced need for debilitating painkillers. “Narcotic addiction is a huge issue right now,” Barolat says. “Unlike drugs, electricity has no side effects; electricity is the natural way that the nervous system works.” Because the procedure’s effectiveness varies, patients undergo a trial period before surgery. For patients who find success, the technology can last a lifetime, Barolat says. “I still have follow-up patients from 25 years ago.”

Mal di schiena, ne soffre l’80% della popolazione: i 9 rimedi per alleviarlo

L’80% della popolazione adulta ne ha sofferto almeno una volta nella vita. Colpisce uomini e donne in egual modo ed e la causa più comune di assenza dal lavoro: oltre tre quarti delle persone ne hanno sofferto negli ultimi 3 mesi. È il mal di schiena, uno dei disturbi maggiormente diffusi. «Il dolore può essere la conseguenza di un incidente o del trasporto di carichi pesanti oppure può insorgere con gli anni, in seguito a cambiamenti della spina dorsale» afferma Giovanni Frigerio medico anestesista, terapista del dolore e specialista del Barolat Neuromodulation Center di Appiano Gentile (Como) insieme con i colleghi Bucci di Torino e Claudio Reverberi di Carpi (Modena).

Di solito, il mal di schiena è acuto e può durare da qualche giorno a qualche settimana, quindi si risolve in modo spontaneo senza lasciare conseguenze. «Spesso la causa è in parte meccanica, ossia deriva dal modo in cui i componenti (spina, vertebre, nervi) sono insieme e si muovono – spiega ancora Frigerio -. Se il dolore però si protrae oltre le 12 settimane si definisce cronico: si stima che circa il 20% di chi soffre di mal di schiena in forma acuta, in un anno sviluppi i sintomi di quello cronico. In qualche caso i trattamenti sono efficaci nel risolvere il mal di schiena cronico, in altri invece il dolore persiste dopo trattamenti medici,fisici e chirurgici. In alcuni casi mal di schiena cronico associato a dolori agli arti inferiori sono una conseguenza indesiderata di interventi chirurgici sulla colonna vertebrale (FBSS )».
Dopo aver eseguito degli esami diagnostici per chiarirne la natura, escludendo quello oncologica, sono diversi i trattamenti per alleviarlo, che dipendono dalla storia clinica del paziente, dal tipo e dall’intensità del dolore. Ecco i rimedi più comuni.
1) Riposo. Qualche giorno di riposo può consentire ai nervi e ai tessuti danneggiati di migliorare, ma non deve durare troppo altrimenti porta a un indebolimento dei muscoli. Chi non fa esercizio in modo regolare, tende a soffrire di mal di schiena più a lungo.
2) Impacchi caldi e freddi. La terapia con il caldo e/o il freddo può aiutare. Qualche paziente preferisce impacchi caldi, altri freddi: si possono anche usare in modo alternato.
3) Medicazioni. Molti trattamenti riducono I’infiammazione, che è causa di dolore, mentre altri inibiscono la trasmissione dei segnali di dolori al cervello.
4) Esercizi per il mal di schiena. L’esercizio fisico è un punto fondamentale. Bisogna seguire un programma di esercizi mirati e a difficoltà progressiva, in modo da avere una spina dorsale più forte e flessibile.
5) Attività aerobiche a basso impatto. Oltre a esercizi specifici, si consigliano attività a basso impatto come la camminata che aiuta a portare ossigeno nei tessuti morbidi della schiena. Anche nuotare o fare sport in acqua hanno lo stesso effetto.
6) Manipolazione chiropratica o osteopatica: aiuta le funzioni della spina dorsale contribuisce a far diminuire il dolore e l’infiammazione.
7) Iniezione di steroidei epidurali: portano gli steroidi direttamente nell’area dolorante riducendo I’infiammazione. Non curano il dolore, ma lo attenuano per un breve periodo.
8) Chirurgia per la schiena. Tranne che in alcune situazioni di urgenza, la chirurgia deve essere considerata come un’ultima alternativa, quando tutte le modalità terapeutiche sopra elencate si sono dimostrate inefficaci. Per le ernie discali con sciatica, viene di solito praticata una microdiscectomia con lo scopo di ridurre il dolore con il rilascio della pressione sulla radice dei nervi. Interventi di fissazione lombare per dolori di schiena in regione lombare raramente hanno dimostrato una buona efficacia.
9) La neurostimolazione. È un’eccellente e sicura alternativa in caso di dolore cronico, anche se poco conosciuta e praticata. Deve venire presa in considerazione solo dopo avere esaurito le modalità terapeutiche esposte, anche se non necessariamente deve seguire un intervento chirurgico sulla colonna vertebrale. Anzi, a volte, l’intervento di neurostimolazione può essere indicato come alternativa più efficace e meno invasiva dell’intervento chirurgico. «Dei piccoli elettrodi sono impiantati nella spina dorsale e sono attivati da un piccolo pacemaker impiantato sotto pelle – spiega Giancarlo Barolat, medico torinese che da 40 anni si occupa di alleviare il dolore non oncologico, che ha fondato il centro di Como e ha un centro a Denver, negli Stati Uniti -. II segnale elettrico che raggiunge il midollo spinale cattura il segnale di dolore riducendolo a un livello tollerabile. Visto che l’elettricità è il modo naturale di funzionamento del sistema nervoso, la neurostimolazione non ha effetti negativi a lungo termine. Gli elettrodi possono essere impiantati sia nella spina dorsale, sia lungo le piccole terminazioni nervose nella zona dorsale e lombare, di solito nello strato sottocutaneo. I pazienti hanno un telecomando esterno, attraverso cui possono controllare il funzionamento del device, accenderlo, spegnerlo o mandare un segnale più debole o più forte. La neurostimolazione può essere provata in modo temporaneo e il paziente può decidere, in base al test, se proseguire o meno con l’impianto finale. Si può portare per decenni senza avere effetti collaterali. Nella mia esperienza, è efficace nel ridurre il mal di schiena e o delle gambe nel 70% dei pazienti impiantati. In molti casi è più efficace della chirurgia sulla spina dorsale. Importante è pero che sia eseguita da professionisti ben formati: nel mio centro a Denver arrivano pazienti da tutti gli Stati Uniti e quasi la metà ha un impianto di elettrostimolazione eseguito in modo non corretto».

In cosa consiste la neurostimolazione? Si innestano uno o più elettrodi posizionati strategicamente in modo da trasmettere degli impulsi elettrici che impediscono di sentire il dolore. Gli elettrodi possono essere impiantati in tre sedi diverse: 1- nello spazio epidurale a livello della colonna vertebrale 2- a livello dei nervi periferici (per lo più negli arti) 3- nei tessuti sottocutanei, per stimolare le piccole branche terminali dei nervi. I tre “targets” possono essere combinati anche nello stesso impianto. Gli elettrodi sono attivati da un piccolo “pacemaker” impiantato in sede sottocutanea. Si tratta di una tecnica reversibile e poco invasiva – soprattutto in confronto alle altre soluzioni disponibili come interventi di stabilizzazione del rachide o resezione delle radici nervose – e in sostanza priva di effetti collaterali. Non ci sono limiti d’età: il dottor Barolat ha impiantato pazienti con uno spettro di età dai 9 ai 90 anni. Le controindicazioni sono minime. Lo scopo della neurostimolazione non è di “guarire” il dolore (cosa che e spesso impossibile nei dolori cronici non-oncologici), ma di ridurlo a livelli ben più tollerabili. Molto spesso si riesce ad ottenere una riduzione del dolore tale da migliorare in maniera sostanziale la qualità di vita. Sono necessarie due sedute: una di prova (per valutare I’efficacia della neurostimolazione) e l’altra per I’impianto definitivo, che avviene in sedazione in day hospital. Seguono controlli periodici una o due volte l’’anno. Importante e che la neurostimolazione sia eseguita da esperti, altrimenti può non dare i risultati sperati.
Per informazioni sui trattamenti si può contattare il Barolat Neuromodulation Institute Europe di Appiano Gentile (Como) al call center 342-0590517.

I cittadini hanno il diritto di non soffrire di dolore cronico: esiste legge italiana

Il dolore è un campanello importante del nostro organismo e non è corretto sottostimarlo, abituandosi lentamente a conviverci.

eliminare dolore cronicoIl dolore cronico può e deve essere curato, facendo valere il diritto di tutti i cittadini di accedere alla terapia del dolore. Esiste infatti la Legge 38 del 2010, “Disposizione per garantire l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore” che regolamenta questa delicata materia.

In Italia manca ancora una piena cultura della “terapia del dolore” e sovente vi é uno scarso riconoscimento del fenomeno anche da parte del medico.

In realtà è importante sapere che esistono sia medici specialisti (anestetista, reumatologo, fisiatra, neurologo ecc.) che centri per curare il dolore cronico, ai quali è utile rivolgersi per innanzitutto capirne la causa e trovare la giusta terapia.

Il 20% della popolazione italiana (oltre 10 milioni di persone) è colpita. Le conseguenze del dolore sono molteplici e si riflettono sulla qualità della vita del soggetto interessato, con costi sanitari e costi sociali rilevanti.