Vi spiego cosa è la Neurostimolazione

 

Che cos’è la neurosimolazione? Quando uno ha un dolore cronico è come se ci fosse un malfunzionamento del sistema elettrico (= sistema nervoso).

Quindi a un certo punto ci può essere un corto circuito del sistema nervoso che causa questi segnali dolorosi che vengono trasmessi al cervello anche se in realtà non vi è una causa del dolore. La causa del dolore è semplicemente il corto circuito nell’ambito del sistema nervoso. E quindi vengono generati dei segnali che quando arrivano al cervello vengono percepiti come dolorosi.

Con la neurostimolazione noi introduciamo un segnale che va a collidere con i segnali dolorosi, nel loro tragitto lungo il sistema nervoso, che o li eliminano o li riducono o li modificano in modo che quando arrivano al cervello vengono percepiti non come segnali dolorosi.

La neurostimolazione in molti casi è il trattamento più specifico per il dolore cronico. Mentre i farmaci vengono presi per bocca e poi vanno da tutte le parti del corpo e hanno degli effetti collaterali diffusi, la neurostimolazione di per sé non ha nessun effetto collaterale perché l’elettricità è il modo con cui il sistema nervoso funziona normalmente, Noi introduciamo un segnale che modifica i segnali patologici e quindi è una modalità fisiologica.

Lo stimolatore agisce esattamente in quella parte del corpo dove c’è il dolore e quindi ha un effetto localizzato e senza effetti collaterali.

Un sistema di neurostimolazione è fatto da 2 parti: la prima è l’elettrodo che deve essere messo sulla parte del sistema nervoso che è il bersaglio; il secondo è il pacemaker cioè l’unità che contiene sia la pila (il generatore dell’energia) che la parte vera e propria del pacemaker, cioè la chip che contiene l’elettronica che manda il segnale all’elettrodo. Quindi abbiamo la batteria, la chip e l’elettrodo che viene messo in posizione strategica sul sistema nervoso.

I luoghi dove più comunemente vengono posizionati gli elettrodi sono:
1 – sul midollo spinale dentro la colonna vertebrale,
2 – sui nervi periferici o a livello degli altri superiori o inferiori o
3 – a livello sottocutaneo dove ci sono tutte le piccole terminazioni nervose dei vari nervi.

Dipende da che tipo di dolore è, dalla distribuzione del dolore, se il paziente ha avuto prima altri interventi, la decisione dove è il migliore bersaglio per quell’individuo.

In molti individui ci possono essere 2-3 bersagli diversi che possono essere raggiunti e molto spesso si prova un bersaglio e se questo non funziona se ne può provare un altro anche nell’ambito dello stesso intervento.

Si mettono gli elettrodi a livello epidurale a livello della colonna vertebrale o negli arti superiore o inferiore o nel sottocutaneo. Come dicevo prima per esempio per le cefalee gli elettrodi si mettono in regione frontale od occipitale o in altre regioni.

L’intervento di neuromodulazione può essere provato per cui la parte iniziale del trattamento consiste nel mettere 1 o più elettrodi in posizioni strategiche e vedere (negli USA per 1-2 settimane, in Europa per 1 mese) se c’è una efficacia reale della stimolazione. Alla fine è il paziente che decide se la stimolazione ha dato dei risultati tali da giustificare l’impianto del resto del sistema.

Un tecnica quindi completamente reversibile che il malato può provare per periodo di tempo variabile.

L’intervento chirurgico viene fatto in 2 modi base onda dell’elettrodo utilizzato.
Un tipo di elettrodo che viene messo attraverso un ago (come se fosse un filo) che viene posizionato con una tecnica minimamente invasiva.
Il secondo tipo di elettrodo detto “a piattina” richiede una piccola apertura nella colonna vertebrale e vine inserita a cielo aperto.

Ci sono degli vantaggi e svantaggi per i 2 tipi di impianti. Io di solito presento al paziente le due modalità e poi si discutono insieme vantaggi e svantaggi.

L’unità dello stimolatore (pacemaker) viene impiantato sotto la pelle di solito o nella regione glutea o regione addominale o nella regione pettorale.

Dall’elettrodo vengono fatti correre sotto la pelle i fili che collegano l’elettrodo con l’unità. Una volta che il sistema è impiantato non è diverso, ad esempio, da un pacemaker cardiaco: dal di fuori si vede niente, tutti i fili sono sotto la pelle.

Una volta fatto l’impianto ci sono delle limitazioni minori all’attività del paziente: anzi noi incoraggiamo che il paziente ritorni alle attività che non poteva fare a causa del dolore e che adesso può fare per la riduzione del dolore.

Naturalmente ci sono delle attività che non raccomandiamo come andare a scalare le montagne o saltare dai ponti o fare il bungee jumping… La maggior parte delle altre attività quali correre, giocare a golf, tennis, fare passeggiate in montagne, nuotare, raccomandiamo che vengano fatte, in modo da riportare il paziente ad un livello di funzionalità il più vicino possibile a quello che il paziente avere prima che gli venisse il dolore cronico.

Quando questo viene nella maggior parte della gente purtroppo il livello di attività scende anche in maniera drammatica. Certe volte anche il minimo movimento può causare dei dolori che limitano l’attività.

Le complicanze dell’intervento sono statisticamente minime se fatte da un operatore che abbia esperienza. La complicanza più frequente è l’infezione che occorre nel 2-3% dei malati.

Se l’infezione è localizzata ai tessuti questa si risolve somministrando degli antibiotici, se l’infezione va ad attaccare lo stimolatore non c’è scelta e l’impianto va rimosso. Se il paziente aveva avuto dei buoni risultati in una seconda fase, dopo un paio di mesi, si può reintrodurre l’impianto.

La complicanza più temuta e che occorre molto raramente è la paralisi: perchè mettendo gli elettrodi sul midollo spinale si può teoricamente danneggiare il midollo e impaziente può diventare paralizzato.

E’ una situazione rarissima: nella mia casistica di 8.000 (ottomila) impianti non ho mai avuto un caso che sia rimasto paralizzato a seguito dell’intervento. Però ne ho visti occasionalmente, non fatti da me.

Questo è uno dei motivi per cui va ricordato che questo è un intervento che non deve venire fatto se uno ha un dolore minimo, ma deve avere un dolore IMPORTENTE perché c’è sempre un rischio operatorio che seppur minimo, non vale la pena di correre se non giustificato dal dolore forte.

Ci sono poi altre complicanze dove gli elettrodi possono muoversi dalla loro sede iniziale e se l’elettrodo si muove si perde l’efficacia. Si può però riposizionare e si riguadagna l’efficacia della stimolazione.